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PERGAMENA DI
CHINON L’ASSOLUZIONE DI PAPA CLEMENTE
V° AI CAPI DELL’ORDINE TEMPLARE | |
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Chinon, diocesi di Tours, 17-20 agosto 1308 | |
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Originale
formato da un unico foglio membranaceo di grandi dimensioni (mm. 700x580),
in origine munito dei sigilli pendenti dei tre legati apostolici che
formavano la speciale Commissione apostolica ad inquirendum
nominata da Clemente V: Bérenger Frédol, cardinale prete del titolo dei
SS. Nereo ed Achilleo e nipote del papa, Étienne de Suisy, cardinale
prete di S. Ciriaco in
Therminis,
Landolfo Brancacci, cardinale diacono di S. Angelo. Stato di conservazione
discreto, anche se sono presenti vistose macchie violacee dovute ad
attacco batterico. L’originale era corredato da una copia autentica,
tuttora conservata presso l’Archivio Segreto Vaticano con segnatura Archivum
Arcis, Armarium D 218. ASV, Archivum Arcis, Arm. D 217 | |
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L’importante documento, che si era ritenuto scomparso, sancisce l’assoluzione concessa da Papa Clemente V° al Gran Maestro del Tempio, frà Jaques de Molay ed a tutti gli altri capi dell’Ordine dei “Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Salomone”, dopo che questi hanno fatto atto d pentimento ad hanno richiesto il perdono della Chiesa Cattolica. Dopo l’atto di abiura, atto formale che era obbligatorio anche per coloro che erano solamente sospettati di reati ereticali, i membri dello Stato Maggiore dell’Ordine, furono reintegrati nella Chiesa Cattolica e furono riammessi a ricevere i sacramenti. Questo
documento appartiene alla prima fase del processo voluto da Filippo il
Bello, quando Papa Clemente V° credeva di poter garantire la
sopravvivenza dell’Ordine Templare. Questo documento assolutivo è
rispondente alla necessità papale di cancellare dai Cavalieri
l’infamante accusa di Filippo IV°, che li aveva portati alla scomunica.
Infamia dalla quale, sotto le pesanti torture dell’Inquisizione, si
erano lasciati coinvolgere, ammettendo
di aver rinnegato Gesù Cristo. Papa Clemente V°, come confermano diverse fonti, appurò che fra i
Templari si erano effettivamente infiltrate gravi forme di malcostume e
pianificò una radicale riforma dell’Ordine. Il contenuto della
pergamena di Chinon, dichiarando i Templari non prosciolti dalle accuse,
ma assolti, era il presupposto necessario alla riforma dell’Ordine, ma
si scontrò con la cupidigia di Filippo il Bello
che, in gravi situazioni finanziarie e grande debitore dell’Ordine,
mirava sia a annullare i debiti contratti, sia ad impossessarsi dei tesori
dell’Ordine del Tempio. Il Re di Francia reagì ricattando il Papa e che lo costringerà all’ambiguo compromesso sancito nel 1312 durante il Concilio di Vienne. Clemente V°, non potendo opporsi alla volontà del re di Francia, che imponeva l’eliminazione dei Templari, rimosse l’ordine dalla storia del tempo, senza condannarlo né abolirlo, ma piuttosto “mettendolo in sonno”, grazie ad un abile artificio del diritto canonico. Clemente V, infatti, dopo aver dichiarato apertamente che il processo non aveva provato le accuse di eresia mosse ai Templari, sospenderà l’Ordine in via di una sentenza non definitiva dettata dalla superiore necessità di evitare un grave pericolo alla Chiesa, con divieto sotto pena di scomunica, di continuare ad usarne il nome ed i segni distintivi. Questo divieto è quello che ha fatto sì che i veri discendenti dell’Ordine dei Cavalieri Templari, unici a conoscenza di questa pena di scomunica, abbiano adottato nei loro stemmi e sui loro mantelli, invece che la Croce Patente, l’originaria croce patriarcale (Croce di Lorena, simbolo della famiglia a cui appartenevano Goffredo e Baldovino Buglione) la prima adottata alla fondazione dell’Ordine, in attesa che un Papa riabiliti completamente l’Ordine, concedendo nuovamente ai Templari la Croce Patente. | |
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