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Il
Kebra Nagast (Gloria dei Re), fu scritto inizialmente in ghe’ez, una
lingua semitica dell’antico regno di Axum, regno che durò fino al IX-X
secolo.
Con la sua caduta il ghe’ez cessò di
essere la lingua parlata ma rimase la lingua letteraria e dotta sino ad
epoca recente ed è tuttora la lingua liturgica della Chiesa Monofisita di
Etiopia, ovvero di quella chiesa che professa Cristo “ uno, perfetto
nell’umanità e nella divinità, la cui diversità di nature non è
distrutta dall’unione “.
Nello stesso testo viene indicato qualcosa
che attirò l’attenzione dei Cavalieri Templari tanto da condurli, come
vedremo, in Etiopia alla ricerca di quella che veniva indicata nel Kebra
Nagast come l’Arca dell’Alleanza.
L’importanza di tale reliquia aveva certo
valore inestimabile per l’Ordine, indipendentemente dagli attributi
assegnatigli nel corso dei secoli (da contenitore delle Tavole della Legge
ad arma con poteri soprannaturali – chi non ricorda il capolavoro
cinematografico di Spielberg ? -) tanto da giustificarne non solo la
presenza in Etiopia ma anche la simbologia nascosta nel Parzival di
Wolfram von Eschenbach, scritto fra il 1195 ed il 1200.L’opera di
Wolfram continua quella di Chretièn de Troyes, ma trasforma il Graal in
una pietra e vi inserisce la ricerca dell’Arca da parte di Feirefiz, un
meticcio pagano figlio di una regina nera.
L’argomento ci porterebbe molto lontano ed
al momento occorre limitarsi al racconto del Kebra Nagast nel quale si
narra della storia d’amore fra re Salomone e la regina di Saba; da tale
unione sarebbe nato un figlio, Menelik, che intorno al
970 a
. C. avrebbe sottratto l’Arca dell’Alleanza dal Tempio nel quale era
custodita e l’avrebbe portata fuori d’Israele in Egitto per poi,
seguendo il Nilo ed il suo affluente Tacazzè, arrivare al lago Tana,
sulla sponda meridionale, e lì, a Tana Kirkos, scegliere di custodire il
prezioso oggetto fino a quando il re Erzena lo trasporterà ad Axum.
Questa in sintesi la peregrinazione dell’Arca dell’Alleanza.
Che il re d’Etiopia Hailè Selassiè fosse
e si sentisse erede di una lunga tradizione che gli dava il diritto divino
a governare si evince da un documento legislativo che così recitava:
“ La dignità imperiale rimarrà per sempre
legata alla linea di Hailè Selassiè I, che discende senza interruzione
dalla dinastia di Menelik I, figlio della regina d’Etiopia, la regina di
Saba, e del re Salomone di Gerusalemme ……”
Facciamo per un momento il punto della
situazione:
-nel
970 a
. C. Menelik, figlio della regina di Saba e di re Salomone, avrebbe
trafugato l’Arca e l’avrebbe protetta sulle rive del lago Tana, a Tana
Kirkos.
-nel
1119 i cavalieri fondatori dell’Ordine dei Templari arrivano a
Gerusalemme e risiedono dove era una volta il tempio di Salomone.
- nel 1160 il re Lalibela, in esilio
politico, arriva a Gerusalemme, per sfuggire al fratellastro Harbay che
aveva preso il potere.
-
nel 1182 Chretièn de Troyes inizia la leggenda del sacro Graal.
-
nel 1185 Lalibela torna in Etiopia e si insedia sul trono. Accompagnato da
“ cavalieri bianchi”
costruisce una serie di chiese spettacolari intagliate nella roccia nella
capitale Roha, poi chiamata in suo onore Lalibela.
-
tra il 1195 ed il 1200 Wolfram von Eschenbach scrive il Parzival, con
chiari riferimenti etiopi e facendo riferimenti alla ricerca dell’Arca e
ai Templari.
-
nello stesso periodo cominciano i lavori del portico settentrionale della
cattedrale di Chartres.
-nel
1229 i Cisterciensi, fondati da quello stesso San Bernardo di Chiaravalle
che aveva delineato la Regola dell’Ordine Templare facendone ottenere il
riconoscimento al sinodo di Troyes nel 1129, entrano nell’Abbazia del
San Salvatore e negli anni successivi iniziano i lavori della cripta.
Ed ecco che la simbologia della colonna
storica si svela.
Il portico settentrionale di Chartres, come
la cripta, furono costruiti nei primi decenni del 1200, lo stesso secolo
in cui in Etiopia era stato scritto il Kebra Nagast che narrava la storia
della regina di Saba, di Salomone, di Menelik e del furto dell’Arca
dell’Alleanza.
Leggendo
la simbologia scolpita nella pietra del portico meridionale di Chartres
troviamo la regina di Saba, re Salomone, il servitore nero della regina ed
uno scrigno trasportato su un carro trainato da buoi.
Leggendo
il capitello della colonna storica troviamo re Menelik, fondatore della
dinastia imperiale in Etiopia, la regina di Saba, re Salomone ed il servo
che, genuflesso, tiene in mano uno scrigno.
La
lettera etiope sotto la testa di re Salomone e la posizione dello stesso
in direzione dell’altare maggiore della cripta mettono in risalto
l’importanza del ruolo rivestito dal monarca, detentore dell’alleanza
fra Dio e gli uomini
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