I Templari e l'Etiopia

LALIBELA:

LA GERUSALEMME NERA

di Vittorio Di Cesare

Una misteriosa missione dei Templari in Etiopia durante la settima crociata?

Il Deserto di Moab è la regione giordana prospiciente il Mar Morto, un crocevia obbligato tra l'Arabia Petrea, il deserto del Neghev  e la Palestina, attraversato dall'antica "Strada Reale" tramite la quale le carovane raggiungevano lo Yemen e l'Etiopia.
Si costeggiava il Mar Rosso lungo una via già percorsa nel 26 a .c. dalla spedizione del prefetto romano d'Egitto Elio Gallo e resa celebre dalle avventure di Lawrence d'Arabia. Molti riférimenti riportati dalla Bibbia fanno intendere che la regione di Moab era percorsa da carovane etiopiche cariche di avorio.

Per questo all'epoca delle crociate furono costruite diverse fortezze per controllare questi traffici.
I castelli di Petra, shobak (Montreal) e al-Kerak, che sorge-vano lungo la "Strada Reale" furono pertanto i più contesi di tutta l'epopea crociata rappresentando un ideale prolungamento tra i regni dei Franchi in Palestina e Roha (che in lingua etiope significa "Edessa") più tardi rinominata Lalibela, la "Gerusalemme Nera":

Alcuni documenti confermano questi contatti.

Nel 1177 alcuni monarchi europei e Papa Alessandro III ricevettero una lettera il cui mittente, l'enigmatico "Prete Gianni" d'Etiopia, chiedeva alleanza e consigliava di". . . mettere a morte quei Templari traditori': Non è chiaro che c'entrassero i Cavalieri del Tempio con le pretese del misterioso re abissino, problema al quale molti storici non sanno ancora dare risposta.
Il testo della richiesta era chiaro: "Vi sono dei francesi tra voi (. . .) che hanno stretto combutta con i saraceni. Voi avete fiducia in loro (. . .) ma essi sono falsi e traditori. . . ': chi erano questi misteriosi alleati cristiani che tramavano col nemico della fede?

La soluzione del mistero è forse contenuta nella storia di questo piccolo regno etiopico.

Nel 1160 11 principe Harbay, della dinastia Zagwa, aveva spodestato il fratellastro Lalibela (1140-1211) avvelenandolo. Per tre giorni il giovane restò tra la vita e la morte.

Al risveglio raccontò di essere stato trasportato dagli angeli in visita ai tre livelli del Cielo dove l'Onnipotente gli promise che avrebbe riavuto il trono e la sua città.

Lalibela si rifugiò a Gerusalemme dove restò per venticinque anni allacciando alleanze con i crociati, in special modo i Templari, gli unici cristiani che in nome della fede comune lo avrebbero aiutato materialmente a riconquistare il suo regno. La leggendaria lettera del "prete Gianni" era quindi un messaggio di Harbay venuto a conoscenza delle trame del fratello.

La questione del "prete Gianni" nasceva da un equivoco di traduzione, probabilmente Harbay si firmava con l'appellativo di "Abunajan".

I re etiopi erano anche sacerdoti ('Abuna") mentre più semplicemente "Jan" che significava "Re" era il termine derivato dal manto di porpora detto "Janus" che ricopriva le spalle dei monarchi Zagwa .

Da qui la deformazione in "Prete Gianni" del maldestro traduttore europeo digiuno di protocollo africano!
Lalibela tornò in patria nel 1185, scacciò l'usurpatore e come ex voto fece scavare nella roccia undici chiese monolitiche dalla pianta a forma di croce templare, collegato da un labirinto di cunicoli, dichiarate oggi dall'uNESCO patrimonio artistico dell'umanità.

Lalibela era un "miracolo cifricano": Il re fece scavare montagne, traforare colline, fece separare i versanti di
una montagna per far passare un fiume che chiamò Giordano.

Il gesuita Francisco Alvàrez che per primo visitò questo regno di roccia,giurò strabiliato che tutto quanto aveva visto "..è verità, e c'è molto di più di quanto io abbia scritto..."Lalibela dette il suo nome alla città di Roha trasformandola in una "Nuova Gerusalemme" sempre pronta ad accogliere delegazioni cristiane e copte.

Si suppone che al progetto di costruzione delle opere di ristrutturazione della città e delle chiese contribuirono alcuni cavalieri cristiani, gli stessi che a Gerusalemme avevano sostenuto il principe detronizzato.

Il geografo armeno Abu Saltn, vissuto nel XIII secolo, conferma che a Lalibela arrivarono uomini"di carnagione bianca e rossa, con capelli rossi, descrizione verosimile per indicare cavalieri d'origine franca.

Se fosse vero si spiegherebbe la presenza in Etiopia di testi esseni quali il misterioso "Libro di Enoch" una copia del quale fu scoperto nelle grotte di Qumran.

Citato spesso da alcuni padri della Chiesa, di questo libro s'erano perdute le tracce e soltanto nel XVIII secolo due copie furono scoperte e trafugate in Etiopia dall'esploratore james Bruce! Non si spiega inoltre come giunse in Etiopia il "Llbro dei Miracoli di Maria" una collezione di racconti nati in Francia tra il 1237 ed il 1289.

Nelle chiese etiopiche esistevano altri testi esseni tradotti in lingua locale, l'aramaico, come il "Libro dei Giubilei", "L'Ascensione di Isaia" e testi gnostici quali "L'Apocalisse di Maria" o il "Libro dei Misteri del Cielo e della Terra" ispiratori di un' eresia che negava il culto della Croce.

Un episodio in particolare della storia delle crociate sembra confermare l'alleanza tra i Templari e Lalibela.
Quando nel 1187 il Saladino cacciò dalla Terra Santa i crociati, la regione a sud del Mar Morto, con i castelli di Al Kerak, Petra e Shobak,fu tagliata fuori dai regni cristiani d'oltremare.

La strada per il Golfo d'Aqaba diventò la sola via di fuga per le guarnigioni crociate meridionali.

Rinaldo di Chatillon, signore d'Antiochia, nel XII secolo aveva fitto costruire nei pressi del suo castello di Kerak una lotta che fece trascinare poi per 200 chilometri lungo il Wadi Arabo,fino ad Helim, l'attuale Ellat, per compiere scorrerie nel Mar Rosso. Con quelle navi le guarnigioni dei castelli d'Oltre Giordano e le milizie templari ed ospitaliere avrebbero potuto raggiungere il regno cifricano di Lalibela in attesa di tempi migliori.

In effetti, nel 129 un nuovo esercito crociato sbarcò in Egitto con la speranza che dai regni cristiani dell'Etiopia sarebbero giunti rinforzi.

Quando i Franchi assediarono Damietta sul Delta del Nilo, i sultani del Cairo e di Damasco offrirono ai crociati una pace di trent'anni e la restituzione del regno di Gerusalemme, ad eccezione delle fortezze di Kerak e Montréal.

I Gran Maestri degli Ordini Militari ed il cardinale Legato Pelagio respinsero l'offerta, nonostante gli altri comandanti cristiani fossero favorevoli all'accordo.

Per quale motivo l'Arabia Petrea e la Transgiordania erano così importanti per Templari ed Ospitalieri? Ancora una volta emerge l'importanza di questo arido territorio tra il Deserto di Giuda ed il Deserto di Moab.

L'ipotesi è affascinante.

Molto probabilmente i Templari che controllavano il Mar Morto erano a conoscenza dei tesori in papiri e pergamene riscoperti il secolo scorso da queste parti.

Forse furono loro a trovarli per primi e speravano quindi di recuperarli.

Se quest'ipotesi fosse confermata, alcuni misteri di Qumran sarebbero spiegati. Sapremmo finalmente chi diffuse l'esoterismo esseno e perché, a mille anni dalle eresie che divisero i primi cristiani, nuove guerre di religione tornarono ad insanguinare l'Europa del XIII secolo.