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Lalibelà, principe etiopico di stirpe agau, fu inviato in esilio in Palestina da un rivale nel 1160 d.C. e vi rimase fino al 1185; in quell’anno riuscì a tornare in Etiopia e a farsi incoronare re: scelse come capitale l’attuale Lalibelà e vi fece costruire le undici chiese rupestri che ancora oggi rappresentano una delle meraviglie del mondo. Secondo varie ipotesi, compresa quella di Hancock, Lalibelà conobbe nel suo esilio a Gerusalemme i Templari; alcuni di questi lo avrebbero seguito in Etiopia e sarebbero stati loro a dirigere le costruzioni delle chiese, improbabili diversamente per la scarsa tecnologia abissina in quel periodo, ma possibili per le straordinarie capacità costruttive dei Templari. La descrizione di croci templari dipinte in una delle chiese di Lalibela, fatta da Hancock, potrebbe confortare questa ipotesi. Per dovere di cronaca va detto che fin dal 1938 Lino Bianchi Barriviera aveva illustrato, nei suoi ineguagliati rilievi delle chiese del Lasta, delle croci di Malta modificate (?!?). | ||
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Ma
cosa poteva aver solleticato l’interesse dei Templari per
seguire Lalibela in Etiopia? Non certo la lettura del Chebra Neghèst
perché ancora non era stato scritto; l’unica possibilità potevano
essere state le leggende raccontate da Lalibelà a Gerusalemme, dove
probabilmente rivendicava la presenza dell’Arca in Etiopia, a
solleticare l’interesse dei Templari. Lalibelà nel suo esilio fu
sicuramente tenuto in considerazione, visto che nell’anno 1189 furono
concessi all’Etiopia da parte del mussulmano Saladino, che aveva tolto
Gerusalemme dalle mani dei Crociati, una cappella ed un altare nella
Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Molti
studiosi, compresa Emma Jung, moglie del famoso psicanalista, erano
convinti che anche il Santo Graal, il famoso calice in cui bevve Cristo
nell’ultima cena, fosse identificabile nella stessa Arca
dell’Alleanza e che i Templari avessero avuto un ruolo importante sia
nel creare questa identificazione, sia nell’essersi recati in
Palestina non già per combattere gli infedeli, ma per recuperare o
trovare le tracce dell’Arca. Graham Hancock è convinto di questa
possibilità, tanto che ha seguito le tracce dei Templari dall’Europa,
poi in Palestina, in Egitto ed infine in Etiopia con il medesimo
itinerario che avrebbero effettuato Menelik e compagni dopo averla
trafugata. Come abbiamo già ricordato, le teorie di Hancock sono
divenute talmente popolari da essere pubblicate in edizioni tascabili in
tutte le lingue, ma lui è un giornalista con l’enfasi dello scoop e
non uno storico. Con tutto il rispetto per la Jung, riteniamo che il
Graal sia una cosa e l’Arca un’altra, e creare un’identificazione
ci sembra davvero una forzatura. Anche ad Axum Hancock ha rinvenuto tracce dei Templari, nella famosa Leonessa di Gobedrà e nella Tomba di Calèb molte Croci Patenti. Ma in Etiopia la croce templare può essere facilmente confusa con la croce simbolo dei monaci etiopici, che si trova frequentemente disegnata sulle croci abissine. (Ma perché i monaci etiopi usavano la Croce patente come simbolo? –ndr-) |
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I
Templari arrivarono in Palestina nel 1119 e la loro sede a Gerusalemme
era proprio nel medesimo luogo dove si trovava un tempo il tempio di
Salomone, e sembra certo che effettuarono scavi imponenti di cui
mantennero sempre la massima segretezza. Benché oggi non si possano
effettuare ricerche archeologiche in quei luoghi, sacri all’Islam, uno
scavo alla base del monte effettuato da archeologi israeliani negli anni
’90 ha messo alla luce un tunnel, scavato dai Templari, che si
addentra verso il centro del monte stesso. Sono in molti quindi a
credere che i Templari, favoriti dal fatto di essere dei provetti
architetti, fossero alla ricerca dell’Arca in quanto circolavano
in Palestina alcune leggende che volevano l’Arca nascosta in qualche
sotterraneo inviolato del vecchio Tempio di Salomone. La
storia dei Templari, ormai è risaputo, finì in tragedia.
Improvvisamente il 13 Ottobre 1307 gran parte dei Templari che
risiedevano in Francia furono arrestati per ordine di Filippo IV e
subito dopo la persecuzione si diffuse in tutto il resto dell’Europa,
a parte il Portogallo e la Scozia: i Templari venivano accusati di
stregoneria, di omosessualità, di sovversione. L’ordine dei Templari
fu sospeso e centinaia di adepti mandati a morte e nello stesso tempo
furono distrutte tutte le documentazioni delle loro attività: inutile
quindi oggi qualsiasi lavoro di ricerca per capire cosa fecero in
Palestina o in Etiopia, ammesso e non provato che laggiù ci
fossero mai arrivati. In
Scozia invece fu intimato ai Templari di rimanere nell’ombra, e molti
sostengono che da alcuni di questi sia nata la prima loggia massonica.
E’ importante ricordare che James Bruce, il famoso esploratore
scozzese, era un massone e fu attratto molto dall’Etiopia. Secondo
alcuni non si recò nel Anche in Portogallo i Templari sopravvissero trasformandosi nell’ “Ordine di Cristo”. I cavalieri portoghesi dell’Ordine di Cristo ebbero un grande ruolo nella storia dell’Etiopia per un continuo interesse per quella terra: il culmine fu raggiunto con la famosa spedizione di Cristoforo De Gama, fratello del celebre Vasco, anche esso Cavaliere di Cristo, inviata dal Portogallo per salvare l’Etiopia dall’invasore mussulmano Gragn emiro di Harar. I portoghesi, dopo aver sconfitto l’emiro, rimasero in Abissinia e fondarono delle piccole colonie di valenti artigiani. Si integrarono con la popolazione locale, vennero a lungo perseguitati, ma i loro discendenti mantennero la loro identità, se è vero che aiutarono gli abissini a costruire la città di Gondar; alcuni sostengono che anche loro fossero alla ricerca dell’ Arca. | ||