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di Amerigo De Cesari |
Quello che, da anni, è pubblicato su questo sito, la mia ipotesi sull'adorazione della Sacra Sindone da parte dei Nobili Cavalieri Templari e che fù una delle accuse infamanti di Filippo il bello contro l'Ordine, oggi trova conforto nelle nuove rivelazioni della Dottoressa Barbara Fraile. |
La
scoperta
L'autrice, Barbara Fraile, lavora nell'Archivio segreto della Santa Sede La studiosa vaticana: «Ho
le carte, i Templari adoravano la Sindone» «L'idolo
per cui furono condannati era Cristo» CITTÀ
DEL VATICANO — Ora lo sappiamo: i Templari, in effetti, adoravano un
«idolo barbuto». Però non era Bafometto, come volevano gli
inquisitori che li processarono per arrivare a sciogliere nel Ma
qui la fonte è più che affidabile: lo scrive l'Osservatore Romano,
anticipando alcune pagine de «I templari e la sindone di Cristo», il
nuovo libro di Barbara Frale che il Mulino pubblicherà entro l'estate.
L'autrice è una giovane e serissima ricercatrice dell'Archivio segreto
vaticano che da anni studia e scrive dei Templari. Attingendo ai
documenti del processo, cita tra l'altro la testimonianza della «prova
d'ingresso», nel 1287, di «un giovane di buona famiglia del meridione
francese», Arnaut Sabbatier: «Il precettore condusse il giovane Arnaut
in un luogo chiuso, accessibile ai soli frati del Tempio: qui gli mostrò
un lungo telo di lino che portava impressa la figura di un uomo e gli
impose di adorarlo baciandogli per tre volte i piedi».
Nel 1978 fu lo storico di Oxford Ian Wilson, ricorda la studiosa,
il primo a sostenere la tesi che il misterioso «idolo» barbuto dei
Templari fosse in realtà il telo rubato dalla cappella degli imperatori
bizantini nel 1204, durante la quarta crociata, e che i Cavalieri
l'avessero custodito in segreto. Ora Barbara Frale spiega di aver
trovato «molti tasselli mancanti» a sostegno della teoria. Fonti
inedite che spiegano anche le ragioni dell'adorazione e della
segretezza. «I Templari si procurarono la sindone per scongiurare il
rischio che il loro ordine subisse la stessa contaminazione ereticale
che stava affliggendo gran parte della società cristiana al loro tempo:
era il miglior antidoto contro tutte le eresie», scrive. «I catari e
gli altri eretici affermavano che Cristo non aveva vero corpo umano né
vero sangue, che non aveva mai sofferto la Passione, non era mai morto,
non era risorto». Che l'avessero trafugata i Templari o fosse stata
comprata, doveva rimanere celata: sui responsabili del saccheggio
pendeva la scomunica di Papa Innocenzo III. Ma era una reliquia potente
e ne valeva la pena: «L'umanità di Cristo che i catari dicevano
immaginaria, si poteva invece vedere, toccare, baciare. Questo è
qualcosa che per l'uomo del medioevo non aveva prezzo».
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Allora, come ho sempre affermato, era questo il simulacro che adoravano i Templari. Non una rappresentazione idolatrica e/o satanica, come alcuni detrattori la vogliono definire, ma l'immagine del volto di Gesù nella sua più sacra riproduzione. |
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Non Nobis, Domine, Non Nobis, sed Nomini Tuo da Gloriam |