Eccezione fatta per alcuni grandi storici (Bordionove, Demurger e via dicendo) ben pochi sono stati coloro che hanno parlato della famosa Regola del Tempio, limitandosi a scrivere sull'esoterismo dei Templari, sul loro processo, sui loro misteri o, più semplicemente, sulle loro chiese e castelli. Al contrario la Regola è molto interessante e vale la pena conoscerla un po' più a fondo per poter capire meglio la nascita e soprattutto la morte dell'Ordine del Tempio di Gerusalemme. Ciò che faremo in questa sede sarà un breve approccio e non uno studio approfondito, rispetto alla vastità dell'argomento. All'inizio della loro fantastica avventura i nove cavalieri erano un modesto gruppo di nobili che, impegnati a difendere i pellegrini diretti in Terra Santa, non si erano certo preoccupati di creare una organizzazione o una gerarchia e quindi avevano preso a prestito la Regola di San'Agostino come la linea di condotta. Dopo circa dieci anni la situazione migliora, già delineandosi il ruolo dell'Ordine in seno alla società medievale, con la conseguenza di rendere la Regola di Sant'Agostino del tutto inadeguata a questa nuova ed originale istituzione. Nel 1128, al ritorno della Terra Santa di Ugo di Payens, l'Ordine ha un certo numero di proseliti ed una sede di rilevanza internazionale, il Tempio di Salomone a Gerusalemme. Ha soprattutto, però, San Benedetto di Chiaravalle, l'abate cistercense che appoggerà l'idea del nuovo Ordine cavalleresco, non più mendicante ma ormai sulla strada della ricchezza, che perderà la vecchia denominazione nella quale si ricordava la primitiva povertà per prendere il nome con cui sarà conosciuto per sempre. La Regola del Tempio comprende settantadue articoli e viene approvata, sempre grazie all'appoggio dell'abate cistercense, durante il Concilio di Troyes del 1128. Ne esistono due versioni: la prima redatta in latino dal chierico Jehan Michel, la seconda compilata in francese per i cavalieri "illetterati", coloro cioè che pur sapendo leggere e scrivere non conoscevano il latino, la lingua ufficiale della burocrazia ecclesiastica. L'Ordine è però una istituzione dinamica che si modifica e si adegua alle esigenze dei tempi e dei luoghi, pur non rinnegando i suoi scopi iniziali che rimarranno tali sino alla fine. La Regola quindi si comporta di conseguenza, adattandosi alle nuove situazioni che man mano si presentano: integrato da bolle papali e dai retrais (capoversi) e dagli egards, arriverà a contare ben 678 articoli dai 72 di partenza. Il testo inizia con un ammonimento ed una esortazione diretta ai cavalieri laici:«Voi che avete condotto finora una vita cavalleresca secolare, della quale Gesù Cristo non fu per niente causa, ma che avete abbracciato soltanto per umana convenienza, (vi ammoniamo) perché voi seguiate coloro che Dio ha scelto dalla massa della perdizione e indicato con la sua dolce pietà della difesa della Santa Chiesa, e perché vi affettiate a unirvi a loro per sempre».Con questo invito i Templari tentano di reclutare tra le loro fila tutti quei cavalieri che, senza patria e senza futuro, cercano la gloria di torneo in torneo, di combattimento in combattimento: una vita che San Bernardo ben conosceva essendo stato anch'egli, fino a vent'anni, destinato alla carriera cavalleresca. I primi sette articoli costituiscono il processo verbale al Concilio, mentre i successivi, dal IX al XVI, trattano di doveri essenziali dei Templari, peraltro molto simili a quelli dei monaci cistercensi. I servizi spirituali sono intensi e privilegiano il lato monastico dell'Ordine, rispecchiando lo spirito ascetico e mistico della Francia settentrionale, spirito che si modificherà sotto l'influsso proveniente dalla Provenza, arrivando a formare così l'ideologia templare che conosciamo ancora oggi del "monaco-guerriero". Gli articoli dal XVII al XXIII descrivono l'abbigliamento dei Templari, dato importante per quanto riguarda le simbologie nell'Ordine del Tempio. Il colore bianco è simbolo di purezza, ma è anche il colore dello stadio più alto del percorso iniziatici o del ciclo alchemico e quindi solo i cavalieri possono indossarlo. Al contrario del nero, gradino più basso della conoscenza, la nigredo di ogni attività alchemica, è destinato ai sergenti. Il bianco ed il nero simboleggiano anche la contrapposizione tra cielo e terra, tra il bene e il male, tra l'oro e il piombo alchemico, dualismo ricorrente nel medioevo ben presente anche nello stendardo Templare, il "baussant": "... essi marciano preceduti da una bandiera, che chiamano baussant, perché sono pieni di candore per gli amici del Cristo, neri e terribili verso i suoi nemici" (Jacques de Vitry, "Historie des Croisades"); « il nero per la terra, il bianco per il cielo, a un tempo cavalieri della terra e cavalieri di Dio, che impugnavano le due spade di cui parlava San Bernardo» (Georges Bordonove " I Templari"): Gli articoli dal XXIV al XXX che trattano dei pasti evidenziano il carattere cenobitico dell'Ordine, disponendo addirittura che i Templari devono consumare la loro razione quotidiana in comune, in silenzio e due per ogni scodella. Riappare in queste norme il dualismo sopra citato, che ritorna anche nello stemma più conosciuto del Tempio: due cavalieri sopra un solo cavallo. Questo sigillo ha dato adito a numerose interpretazioni: i due cavalieri potrebbero simboleggiare la prima povertà dell'Ordine, talmente povero da non potersi permettere un ulteriore cavallo per il secondo cavaliere; o l'obbligo di soccorrere un confratello privato della cavalcatura durante un combattimento; o ancora l'esistenza di una dottrina più nascosta, esoterica, in contrapposizione con l'altra più palese, essoterica; infine potrebbe indicare la duplicità della loro natura laica e religiosa al tempo stesso. Saremmo più propensi per questa spiegazione, anche se non si può disconoscere una certa riservatezza in alcuni loro rituali, ad esempio la cerimonia di ammissione, riservatezza già presente in altre religioni, come anche in quella cristiana dei primi secoli (i non battezzati infatti non potevano assistere alle elevazioni dell'ostia consacrata e venivano allontanati dalla Messa in quanto, forse, non iniziati ai Misteri della Fede). La vita conventuale viene regolata dagli articoli dal XXI al XLIV che sottolineano la necessità del silenzio, dell'obbedienza al Gran Maestro, l'aiuto reciproco tra i fratelli nonché l'obbligo della povertà intesa non già nel senso francescano, piuttosto come la privazione di oggetti, armi ed abbigliamenti accedenti la normale dotazione individuale di ogni cavaliere o sergente. Le mancanze a queste o ad altre disposizioni vengono regolate dagli articoli dal XLV al L, che trattano delle colpe. Anche qui ritorna lo spirito conventuale del Tempio, l'importanza della comunità: per colpe di una certa entità il colpevole sarà allontanato dalla compagnia degli altri confratelli e non berrà ne mangerà con loro, oppure nei casi ancora più gravi, verrà espulso dall'Ordine come "una pecora nera". Gli articoli che vanno fino al LXIX trattano argomenti diversi senza seguire un ordine preciso. E' proibito cacciare gli animali, tranne il leone, bastonare i propri scudieri qualunque cosa essi facciano; si raccomanda di rispettare ed accudire i fratelli malati o più anziani. E' anche permesso all'Ordine di possedere terre, uomini liberi e servi per poterle far fruttare, di partecipare ai guadagni ecclesiastici, come le decime saladine: una norma questa che sanciva la ricchezza collettiva di una originale comunità formata da individui poveri singolarmente. Gli ultimi articoli sono quelli che hanno fatto nascere congetture su congetture circa la presunta omosessualità dei Templari: "pericolosa scelta è la compagnia di una donna, poiché il diavolo, antico compagno della donna, ha deviato molti dal retto sentiero del Paradiso". E' vietato anche accogliere donne all'interno delle Case e baciare l'altro sesso, sia pure rappresentato da mogli, madri, sorelle, zie, perché "crediamo sia cosa pericolosa per ogni religione guardare troppo un viso di donna". Questi primi settantadue articoli, ampliati poi dai retraits, compongono la Regola definitiva dell'Ordine, Regola che indicava le linee di condotta che i Templari avrebbero dovuto seguire e che forse qualche cavaliere o sergente disattese, dando così corpo a voci che diventeranno veri propri capi di imputazione durante il processo intentato all'Ordine. Furono anche le cattive interpretazioni, più o meno intenzionali, di alcuni passi della Regola che portarono a creare un alone di mistero e di differenza che mise Filippo il Bello nelle condizioni di poter imbastire un processo politico, mascherandolo da caccia all'eretico. Certamente la dichiarata tendenza misogina, che abbiamo visto più sopra, fu la base principale dell'accusa di sodomia, accusa aggravata anche dai baci "osceni e lascivi" che i Templari si scambiavano durante le cerimonia di accettazione di un nuovo confratello. A proposito di baci, va detto che questi hanno una giustificazione se inquadrati nell'ottica esatta e non in quella distorta degli inquisitori: il bacio della pace dato sulla bocca è previsto dal cerimoniale di investitura di un vassallo da parte del suo signore, mentre l'altro bacio, dato alla base della colonna vertebrale (o sul sedere, come specificato nelle accuse), trae origine da filosofie orientali e servirebbe a risvegliare la forza vitale di ogni uomo che è custodita nel midollo spinale. Il divieto di "tenere retraits o la Regola se non con il permesso del convento" (poiché gli scudieri li trovavano e li leggevano, e così rivelano le nostre istituzioni alle genti del secolo, il che può essere dannoso alla religione"), insieme alle segretezza delle riunioni del capitolo e delle cerimonie di ammissione, che dovevano avvenire a porte chiuse, durante ore particolari come la sera ed alba, hanno fatto nascere l'idea di riti satanici, magici o alchemici, senza tener conto di quanto avveniva in altra comunità del tempo. Paradossalmente la Regola, che doveva scandire la vita dell'Ordine del Tempio, ne decretò anche la morte e così i cavalieri templari, accusati di non rispettare la Regola, andarono incontro alle torture ed al rogo pur di non disobbedire al loro Codice. Al momento dell'arresto nessun cavaliere infatti si ribellerà alzando le proprie armi, che erano ben abituati ad usare, contro i soldati de re, rispettando in tal modo all'articolo che impediva loro di combattere contro i cristiani. Sarebbe stato facile per Jacques De Molay ordinare una resistenza ad oltranza contro tale ingiustizia, ed una organizzazione militare come quella del Tempio non avrebbe avuto nessun problema: i Templari invece preferirono fuggire, chi poté farlo, chi non riuscì sopportò storicamente le torture fisiche e psichiche pur di difendere l'onore proprio e del Tempio. E forse è stato meglio così: una reazione a mano armata avrebbe certamente salvato l'Ordine ma, al tempo stesso, lo avrebbe spogliato di quella gloria per la quale migliaia e migliaia di cavalieri erano morti in Terra Santa: una gloria non individuale, non del Tempio, ma di Dio. |