Il filo rosso dei Templari

Le origini e le obbedienze Templari

I Cavalieri Templari ebbero fortissimi sostenitori in Bernardo da Chiaravalle - autore della riforma cistercense il quale venne dichiarato Santo a soli 21 anni dalla sua morte - nei Papi Innocenzo II, Clemente III, Onorio ed Eugenio III. L’Ordine dei Templari era un Ordine molto particolari.

I suoi accoliti dovevano rispettare le regole di ogni monaco: povertà e castità, osservanza dei precetti religiosi, preghiera ma, per il resto, erano liberi dalle restrizioni e dagli obblighi imposti agli altri Ordini religiosi.

Essendo un Ordine di Monaci Guerrieri non potevano essere obbligati a vivere in convento. Potevano girare armati e viaggiare.

Nominalmente erano soggetti alla Chiesa ma la loro obbedienza andava prima di tutto al Maestro e il loro operato, che sulla carta contemplava la difesa della cristianità dal pericolo islamico e la difesa dei pellegrini che si recavano in pellegrinaggio in Terrasanta.

I codici d’onore dell'Ordine.

La prova che i Templari  seguivano un codice d’onore tutto loro si ebbe più volte, specialmente in occasione dello sterminio dei Catari, una setta cristiana considerata eretica.

I Templari, non solo si rifiutarono di obbedire all’ordine del Papa di ucciderli ma, addirittura, diedero loro rifugio nelle loro fortezze, combattendo per proteggerli e arrivando ad accettarne molti fra le loro fila per salvarli da morte certa.

In quell’occasione, come in altre, simili ma meno eclatanti, i Templari opposero alle accuse che venivano loro rivolte, il senso stesso della loro esistenza: difendere la Chiesa dagli infedeli e non alzare la mano contro i fratelli cristiani i quali restavano tali, per loro, anche se scomunicati e dichiarati eretici. Ben presto, poi, l’Ordine dei Templari, divenne molto potente economicamente ed anche politicamente.

I motivi erano diversi. Prima di tutto la loro ricchezza, continuamente accresciuta dalle donazioni che venivano loro fatte dalla Chiesa per i servizi resi in Terrasanta e dai componenti delle famiglie nobili che entravano nell’Ordine.

In secondo luogo, il fatto che queste donazioni erano accompagnate dal diritto di riscuotere le tasse e dalla dispensa di pagarle essi stessi al sovrano. In breve tempo, specialmente in Francia dove avevano le loro sedi più importanti, i Templari divennero un regno nel regno.

Le loro sedi e ciò che vi avveniva erano totalmente fuori da qualunque controllo.

A questo si aggiunga quale inquietudine dovessero provocare questi barbuti, e apparentemente rozzi, monaci armati, con la loro tracotanza, lo sprezzo del pericolo, la loro mentalità più da soldati che da pii servi del Signore, i quali non disdegnavano di passare il loro tempo in allenamenti di combattimanto, od impegnati in qualche torneo d’armi.

Erano, come si può capire, anche una potenza militare inquietante.

Solo la Chiesa aveva una qualche autorità su di loro, autorità che, peraltro, fu assai poco esercitata per quasi 2 secoli.

I Templari tra noi. 

Nel 1099, dopo la presa di Gerusalemme, Goffredo Di Buglione fondò l’Ordine dei Cavalieri di Nostra Signora di Sion. Sembra che fu l’Ordine di Sion a volere la costituzione dell’Ordine dei Templari dal quale parve prendere le distanze, con una scissione, nel 1188, adottando il nome di Priorato di Sion.

Ma la cosa è controversa e alcuni storici si dicono convinti che l’Ordine di Sion fosse l’anima segreta dei Templari e riunisse i veri capi Templari; insomma, un’ Ordine segretissimo che costituiva il vero vertice Templare.

In un periodo relativamente breve i Templari divennero una potenza economica. Donazioni di terre da parte della Chiesa per i servizi resi in Terrasanta, e da parte delle Case nobili che aderivano alla loro causa, il diritto di riscuotere tributi, unitamente alla dispensa dal pagare le tasse ai sovrani delle terre dove avevano le loro sedi, li resero ricchi e politicamente influenti, come nessun Ordine religioso era mai stato.

Senza contare che stiamo parlando non di miti monaci vestiti di sacco ma di uomini d’arme, duri, spietati, avvezzi alle battaglie, alle scomodità, così come erano più che a loro agio nell’ozio e nel benessere, che venivano educati a non temere nulla e nessuno e ad affrontare i pericoli nel supremo disprezzo della morte.

Inoltre, anche se nel documento ufficiale uscito dal Concilio di Troyes si faceva divieto di accettare nell’Ordine persone la cui Fede non fosse più che provata, i Templari accettavano fra loro chiunque, senza pretendere di sapere nulla del passato o della Fede professata, purché si facesse giuramento di rispettare le apparenze formali e gli imperativi cavallereschi propri dell’Ordine.

Insomma, i Templari furono una specie di Legione Straniera ante litteram, nella quale confluirono transfughi di sette dichiarate eretiche, uomini in fuga dalla Giustizia della Chiesa e del regno, personaggi la cui vita era appesa ad un filo e non avevano, quindi, nulla da perdere.

Proviamo ad immaginarceli, questi Templari: barbuti, come la regola gli consentiva, imponenti nella loro veste bianca sopra la cotta di maglia metallica, cinti da un cinturone di cuoio dal quale pendeva un minaccioso spadone e le esotiche armi strappate in battaglia agli infedeli.

Un ampio mantello bianco sul quale campeggiava la rossa croce patentata completava l’abbigliamento di individui spesso tracotanti, il cui passatempo favorito, se non c’erano infedeli da uccidere, erano i duelli ed i combattimenti. Personaggi inquietanti, certo, sicuri com’erano dei loro privilegi e della loro intoccabilità.

Ma più inquietanti degli uomini di truppa dovevano apparire, per contrasto, i loro Maestri e i Superiori che rivelavano una cultura ed una sottigliezza che mal si appaiavano con l’apparente rozzezza fin troppo esibita.

Arrivò il momento in cui la loro stessa potenza portò i Templari alla rovina.

Accusati di eresia una parte di loro furono arrestati.

Il 13 ottobre 1307, seguendo un piano concepito da Nogaret, consigliere del Re, Filippo il Bello, da un capo all’altro della Francia, nella stessa ora, presunti ispettori reali, con il pretesto di un’ispezione fiscale, si introdussero nelle sedi dell’Ordine e arrestarono i Cavalieri che vi trovarono con i loro Maestri.

Tutti si lasciarono arrestare senza opporre resistenza e senza nemmeno una protesta.

Come mai?

Si dice che da tempo i Templari fossero stati avvertiti di ciò che si tramava ai loro danni e che, da tempo, avessero messo in salvo i loro tesori, i loro segreti e gli uomini che davvero contavano per la continuazione della loro opera.

 

I processi loro intentati, allo scopo di rendere credibile l’accusa di eresia, crearono più misteri di quanti ne svelassero.

Essi si trascinarono per anni e dalle cronache dell’epoca si capisce che durante tutti gli anni durante i quali i Templari arrestati rimasero nelle mani degli inquisitori, si portarono avanti pressioni, trattative, alternate a torture e blandizie, per ottenere da loro che svelassero i loro misteri, indicassero i nascondigli dei tesori ed, insomma, cedessero tutti i segreti della loro potenza.

Il 18 marzo 1314, fu bruciato sul rogo l’ultimo Maestro dell’Ordine, Jacques De Molay.

Dopo anni di detenzione e torture, Jacques De Molay morì senza aver svelato i misteri di cui gli si chiedeva conto, ma lasciando capire che un grande segreto c’era. 

Egli ebbe a gridare ai suoi inquisitori: “Vorrei dirvi alcune cose, se non foste le persone che siete e se foste autorizzati a sentirle!” .

Ma quali erano questi segreti?

Si credeva che i Templari possedessero il Santo Graal, simbolo della conoscenza il quale avrebbe permesso, a chi conoscesse i giusti rituali, di entrare in contatto con l’Energia Universale, facendo sì che il destino del mondo e la potenza per governarlo fossero nelle sue mani.

Filippo il Bello, Re di Francia, era sicuramente al corrente di quanto si diceva a proposito del Santo Graal e, certo, oltre a volersi impadronire delle ricchezze dell’Ordine e smantellarne la potenza, sperava di entrare in possesso del segreto per governare il mondo.

Dove fossero questi tesori, quali fossero i loro segreti e in cosa consistesse la loro opera, i Templari arrestati non lo svelarono mai.

Jacques De Molay si scherniva dalle domande dei giudici protestandosi illetterato.

 Un altro Templare, Geoffroy De Gonnoville, si disse incapace di difendere l’Ordine a causa della propria ignoranza. Un testimone autorevole, Radulphe De Praellis, chiamato dagli inquisitori nel 1309, disse che un Cavaliere gli aveva svelato che, nell’Ordine, vi era un tale segreto e di tale portata che avrebbe preferito perdere la testa , piuttosto che svelarlo e, aggiunse, il segreto era tale che se lo stesso Re di Francia ne fosse venuto a conoscenza, sarebbe stato ucciso dai Templari stessi.

Dai Templari inquisiti non si poté sapere nulla e, quando nel 1314 gli ultimi di loro furono bruciati come eretici, dai loro roghi si levò una profezia: coloro che ne avevano decretato la rovina sarebbero morti ben presto anch’essi!

Infatti, nell’arco di un anno morirono Filippo il Bello, il suo consigliere Nogaret e Papa Clemente V che, sottomesso alla volontà di Filippo il Bello, nel 1312 aveva sciolto l’Ordine con una Bolla.

Dei Templari si è detto di tutto e di più, anche che fossero esperti alchimisti in possesso del segreto per trasmutare la materia.

Dall’epoca dello scioglimento dell’Ordine ad oggi, sono nate numerose sette iniziatiche, riconducibili ai Templari, dai Rosacroce all’attuale Rito Scozzese Antico ed Accettato.

Si riscontrano tracce del templarismo nella massoneria e nell’Ordine dei Cavalieri Teutonici, via via fino alle sette segrete nate in Germania, alle quali erano affiliati Hitler e i suoi seguaci.

L’istituzione di un Mondo Nuovo, un nuovo ordine nell’universo, il potere assoluto sul destino, questo è il filo conduttore che, travalicando i secoli, sembra essere, ancora oggi, lo scopo di queste sette che, tutte, rincorrono ciò che i Templari sembrava avessero: il Santo Graal.

Uno dei grandi scopi che, dalle ricostruzioni degli storici, sembra fossero perseguiti dai Templari, pare fosse stata la distruzione, attraverso grandi sconvolgimenti politici e finanziari, degli apparati di potere riconosciuti a favore della costituzione di una Federazione di Stati europei, destinata a stringere vincoli di fratellanza con gli altri popoli del Mediterraneo e se così fosse si potrebbe affermare che i Maestri, entrati in clandestinità tanti secoli fa, abbiano quasi raggiunto il loro scopo in Europa, ma che progetti avranno elaborato, nel frattempo, per il mondo intero?

Le ipotesi sono tante e tutte inquietanti poiché fra le tante leggende legate ai Templari, quella che affonda le sue radici più tenacemente nelle credenze e nel tempo è quella di Agharti, mitico regno sotterraneo, al quale i Templari, si diceva, avessero accesso e del quale sembra facessero parte.

Da Agharti si dipanava, e si dipanerebbero ancora oggi, le mille trame che si tessono da millenni per dirigere i destini dell’umanità ed i Templari sarebbero ancora oggi, nelle persone dei discendenti dei loro veri Maestri scampati alle persecuzioni di Filippo il Bello, registi occulti della Storia nel momento stesso in cui essa si compie.

Secondo questa convinzione, o leggenda, non ci sarebbe avvenimento sociale grande o piccolo, tragico o lieto, scoperta scientifica o accordo politico ed economico nei quali mancherebbe una regia occulta dei Templari che continuano a cavalcare fra noi sotto mentite spoglie.