I processi Templari in Italia

 

Quando La persecuzione si abbatté sui Templari, nel 1318, anche i vescovi italiani ebbero l’ordine dal Papa di istruire dei processi d’inquisizione ma ben pochi furono gli arresti.

 

In Italia  esistono i documenti degli interrogatori che ebbero luogo nella primavera del 1310 negli Stati della Chiesa (Viterbo, Penne, Chieti, Palombara Sa bina e nel regno di Sicilia , a Brindisi).

 

Il processo più straordinario fu quello presieduto dall’inquisitore Rinaldo da Concorezzo arcivescovo di Ravenna nel 1311 che esaminò diversi cavalieri delle precettore di Bologna e di Piacenza trattandoli con giustizia ed equità e assolvendoli tutti perché risultati innocenti. 

 

Questo fu l’unico processo in cui in Italia non fu usata la tortura. 

 

A  nulla valsero le invettive e le pressioni del papa Rinaldo fu irremovibile e la  sua fu  l’unica voce ecclesiastica che osò  sfidare Clemente V assolvendo un ordine che era  stato finché visse, il baluardo della cristianità e del papato.

 

Il pontefice non soddisfatto dell’andamento dei processi italiani e pretese nuovi interrogatori imponendo agli arcivescovi inquisitori l’uso della tortura. 

 

Rinaldo da Concorezzo rifiutò di nuovo invece gli inquisitori della Toscana accettarono. 

 

In questo nuovo processo, svoltosi a Firenze e a Lucca, nel 1312 i Templari confessarono sotto tortura ogni peccato loro imputato nei 127 articoli d’accusa.

 

Nonostante le confessioni, le pene non furono molto severe ed a Lucca, per esempio, i Cavalieri Templari continuarono a godere  benefici dell’Ordine per molto tempo ancora.

 

 

A.d.C.